Insta360 Ace Pro 2: il kit fotografico trasforma l’action cam in una compatta modulare

Come sempre avviene in ambito tecnologico, al momento del lancio i prodotti godono di una sovraesposizione mediatica, alimentando il clamore della novità e quella corsa per cui tutto deve essere raccontato subito, recensito subito, confrontato subito, inserito dentro una classifica o un video; come se il suo valore dipendesse dalla rapidità con cui viene intercettato e non dal tempo necessario che deriva da un utilizzo “normale”. La logica è quella del posizionamento e ha poco a che vedere con il reale valore del prodotto, è una gara a chi arriva primo nella classifica del ranking, a chi muove più traffico verso di sé, cercando di spingere gli altri più lontano. La divulgazione tecnologica non è per niente democratica, perché il funzionamento degli strumenti di diffusione non lo è. Questa recensione parte proprio da questa considerazione: quanto vale un prodotto in commercio da tempo, ampiamente coperto da tutte le realtà di divulgazione, professionali e non?

Lo chiedo e tento di dare una risposta a voi che leggete, perché ho partecipato al lancio del Photography Kit della Insta360 Ace Pro 2, a ridosso delle festività natalizie del 2025. Abbiamo dato copertura alla novità con un doppio approfondimento audio, in due puntate distinte del nostro podcast. Il primo approfondimento era legato alla notizia e si basava sul comunicato stampa; il secondo invece era il frutto di una prova reale. Tuttavia, per la Ace Pro 2 e il suo kit fotografico, ho avuto la possibilità di inserirli nella mia personale produzione di immagini, senza quella fretta da recensione immediata. Cosa vuole dire questo? Semplicemente che le parole che seguono non parlano delle caratteristiche di un prodotto nuovo – peraltro circola l’indiscrezione di una uscita imminente della Ace Pro 3 – quanto della filosofia di Insta360 di costruire intorno a una action cam come la Ace Pro 2, molto apprezzata dagli amanti del segmento, un sistema capace di trasformarla in una fotocamera grazie a un grip, lenti, filtri e una stampante portatile il cui modo di accoppiamento è davvero ingegnoso e innovativo.

Alberi e prato avvolti dalla nebbia, fotografati in bianco e nero con Insta360 Ace Pro 2
Alberi nella nebbia, fotografia in bianco e nero realizzata con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Dunque, la questione che mi interessa è la strategia con cui Insta360 è riuscita ad ampliare le possibilità di utilizzo di un prodotto già in commercio, entrando di fatto nella fotografia vera e propria, dimostrando una capacità di progettazione notevole e un’analoga conoscenza del mercato, ma soprattutto una predisposizione all’innovazione decisamente marcata. L’aspetto più interessante di questo kit fotografico – e non nascondo di esserne rimasto affascinato – è il cambio di paradigma della action cam che per definizione appartiene a una logica di utilizzo molto riconoscibile: grandangolo spinto, fisheye, corpo in movimento, stabilizzazione, immediatezza, documentazione di un’esperienza vissuta più che costruzione meditata di un’immagine. Trasformarla in un oggetto che di fatto si allontana dagli automatismi e dalla velocità, per entrare nella lentezza del fare fotografia, dove l’azione catturata si trasforma in scena guardata, è qualcosa di incredibile.

Ingresso della stazione Colosseo a Roma con un passante, fotografato in bianco e nero
Ingresso della stazione Colosseo a Roma, fotografato con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Insta360 Ace Pro 2: da action cam a macchina fotografica

Insta360 è uno dei partner con cui Leica ha deciso di collaborare, perché di collaborazione si tratta, infatti non si limita a incidere il proprio marchio sulla lente, ma, come avviene con gli smartphone, rappresenta un modo concreto per portare una certa idea di resa, di colore, di contrasto, di bianco e nero, in prodotti molto lontani, per storia e per tipologia, da Leica. La Ace Pro 2 ha una lente Leica SUMMARIT, un sensore da 1/1.3”, registra video fino a 8K a 30 fotogrammi al secondo e può memorizzare fotografie fino a 50 megapixel, caratteristiche che ci collocano ancora dentro il linguaggio della prestazione. Tuttavia, queste caratteristiche diventano più interessanti quando vengono considerate all’interno di un sistema che è in grado di modificarne l’utilizzo. Già, perché una risoluzione elevata, una resa cromatica riconoscibile, un sensore con molti megapixel in rapporto alle sue dimensioni e un’elaborazione dell’immagine che può avvalersi della scienza colore Leica, assumono un significato completamente diverso quando la action cam non è più soltanto fissata a un casco, a una bicicletta o a uno zaino, ma viene impugnata, orientata, controllata e usata per l’appunto come una compatta.

Il Duomo di Milano visto dalla piazza con persone e piccioni in primo piano, in bianco e nero
Il Duomo di Milano fotografato con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Xplorer Grip Pro: quando cambia il gesto fotografico

Il primo elemento, a mio avviso decisivo, di questa trasformazione è l’Xplorer Grip Pro Kit, un accessorio che sembra aggiungere soltanto ergonomia, autonomia e controlli, ma che nell’uso reale modifica in modo molto più profondo l’identità della Ace Pro 2. Una volta montato il grip, infatti, la action cam diventa a tutti gli effetti una fotocamera compatta, con un’impugnatura più naturale, un pulsante di scatto più comodo, controlli fisici che rendono più immediata la gestione della ripresa e una batteria integrata da 2010 mAh, in grado di estendere l’autonomia e rendere più naturale un utilizzo meno episodico e più continuativo. È un dettaglio che non va sottovalutato, perché la fotografia dipende moltissimo dal modo in cui uno strumento viene tenuto in mano. Se confrontiamo una reflex, una mirrorless, una compatta, uno smartphone e una action cam, ciascuno di questi strumenti impone un gesto diverso, che inevitabilmente influenza il tipo di immagini che vogliamo realizzare. Lo smartphone, per esempio, si tiene a distanza dal corpo, davanti al volto; la reflex o la mirrorless richiedono un atteggiamento più riconoscibile con il soggetto; l’action cam, invece, nasce per essere fissata altrove, per diventare un occhio esterno, uno strumento che registra mentre il corpo fa altro. Questo grip, pertanto, riporta la Ace Pro 2 dentro una relazione manuale e fotografica: si impugna, si punta, si sceglie e si scatta. Nell’uso quotidiano, questo si traduce nella possibilità di avere una compatta leggera e di dimensioni contenute che permette di comporre la scena, scegliere il formato e intervenire sulla resa. Anche il menu contribuisce a questa rilettura fotografica, perché la possibilità di allontanarsi dalla resa fisheye tipica delle action cam e di lavorare con formati più vicini alla fotografia tradizionale cambia molto il modo in cui si percepisce l’immagine.

Fiancata decorata di un mezzo pubblico con la scritta “Tutte le strade portano al basilico”, in bianco e nero
“Tutte le strade portano al basilico”, fotografia realizzata con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Pocket Printer: dalla fotografia digitale all’oggetto

Il secondo elemento è la Pocket Printer, l’accessorio più sorprendente, perché va contro la direzione dominante della fotografia contemporanea, quella di realizzare immagini destinate a rimanere file, a essere viste su schermi, archiviate digitalmente, condivise su piattaforme che le rendono immediatamente visibili e altrettanto rapidamente dimenticabili. La stampa, anche quando è piccola e non ha pretese museali, interrompe questo flusso e costringe l’immagine – lo abbiamo detto altre volte – a diventare un oggetto, dandole un bordo, una superficie, una fragilità, insomma, un destino diverso da quello del semplice file. Ho trovato anche rivoluzionario agganciare la Pocket Printer sotto al grip della Ace Pro 2. Se si escludono le Fujifilm instax ibride, nessuno ha finora avvicinato la fotografia digitale a quella analogica in questo modo. Trovo altrettanto interessante avere tra le mani un prodotto con una duplice natura: quella di una action cam, quindi della registrazione continua in un flusso audiovisivo e quella di una macchina fotografica che riporta l’esperienza di utilizzo alla lentezza, fino ad arrivare alla stampa. Si passa dal registrare tutto indistintamente a una scelta consapevole.

Lenti e filtri: il Photography Kit come sistema modulare

Un terzo livello di trasformazione arriva dalle lenti e dai filtri aggiuntivi, che estendono ulteriormente il campo di utilizzo della action cam e la avvicinano a una pratica fotografica più sperimentale. Anche qui, è riduttivo pensare questi accessori soltanto come strumenti tecnici, perché cambiare lente o filtro significa cambiare il rapporto con la scena. La storia della fotografia, d’altra parte, è anche la storia delle ottiche, delle distanze minime di messa a fuoco, dei grandangoli, dei teleobiettivi, dei filtri colorati, dei filtri neutri, dei diffusori, di tutto ciò che si interpone tra il soggetto e la superficie sensibile, modificando non solo la resa finale, ma il modo stesso in cui il fotografo decide di avvicinarsi alla scena.

Close-Up e Ultra Wide: cambiare la distanza dalla scena

La Close-Up Lens, per esempio, apre alla fotografia ravvicinata, ai dettagli, agli oggetti, alle superfici, ai piccoli elementi che normalmente resterebbero schiacciati dentro l’ampiezza di campo di una action cam. È una lente che permette di guardare da vicino, e questo rappresenta già un cambiamento culturale, perché siamo abituati a pensare l’action cam come uno strumento che include uno spazio ampio. La lente close-up porta la Ace Pro 2 verso un uso più intimo, più descrittivo, più attento alle cose.

La Ultra Wide Lens, invece, va nella direzione opposta, perché amplia ulteriormente il campo visivo, ma lo fa come scelta espressiva, quella di uno strumento che può accentuare una sensazione, lavorare sullo spazio, raccontare ambienti nei quali la relazione tra soggetto e contesto è più importante del soggetto isolato.

Spiaggia e mare con una piccola imbarcazione sulla destra, fotografati in bianco e nero
Litorale e mare, fotografia in bianco e nero realizzata con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Star Filter, Black Mist e ND: controllare la resa e la luce

Allo stesso modo, lo Star Filter introduce una dimensione più grafica e dire dichiaratamente artificiale, perché trasforma le sorgenti luminose in segni, punte, accenti visivi, mentre il Black Mist ammorbidisce l’immagine, rende le alte luci più atmosferiche e attenua quella nitidezza digitale che spesso rende le immagini tecnicamente impeccabili, ma emotivamente fredde. I filtri ND, poi, obbligano a pensare la luce non come qualcosa che la camera debba semplicemente gestire in automatico, ma come qualcosa da controllare. Un filtro ND permette di intervenire sul cuore della fotografia: l’esposizione.

Il Pantheon a Roma con la folla raccolta davanti al portico, in bianco e nero
Il Pantheon a Roma, secondo ritaglio dell’inquadratura realizzata con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Cinematic Lens: cambiare la cornice

Ho volutamente lasciato per ultima la Cinematic Lens, perché per me rappresenta l’accessorio più interessante in termini creativi. Registrare in formato 2.35:1 porta una piccola action cam dentro un immaginario da grande schermo, obbligando a pensare orizzontalmente, a considerare la scena come relazione tra elementi, a dare importanza ai margini, alle linee, alle distanze tra i soggetti, al rapporto tra primo piano e sfondo.

Un uomo seduto dietro un banco circondato da libri e scaffali, fotografato in bianco e nero
Tra i libri, fotografia in bianco e nero realizzata con Insta360 Ace Pro 2. © federicoemmi

Quando un’action cam produce un’esperienza fotografica

A questo punto, non ha molta importanza stabilire se una action cam può diventare una vera fotocamera; credo sia necessario chiedersi, più in generale, quando uno strumento produce un’esperienza fotografica. Da questo punto di vista, il Photography Kit della Ace Pro 2 merita attenzione proprio perché porta dentro una action cam alcuni gesti che appartengono da sempre alla cultura fotografica. La scelta vincente di Insta360 è quindi quella di aver costruito, attorno a un prodotto già esistente, un sistema modulare capace di estenderne l’identità senza snaturarla. Il grip cambia l’ergonomia e la durata dell’esperienza; la Pocket Printer cambia il destino dell’immagine; le lenti cambiano la distanza dal soggetto; i filtri cambiano il rapporto con la luce; la Cinematic Lens cambia la cornice del racconto; gli stili Leica cambiano la resa e, in parte, anche l’intenzione. Non sono accessori equivalenti, non hanno tutti la stessa importanza, non saranno tutti necessari per ogni utilizzatore, ma insieme compongono un ecosistema che rende la Ace Pro 2 più versatile e creativa.

Federico Emmi